HomeLettureLevatevi le scarpe e tornate a vivere

Levatevi le scarpe e tornate a vivere

Appena ha intuito che non sarebbe stato il solito agosto, che un improvviso pensiero aviatore aveva sconfinato negli azzurri delle sue sicurezze, atterrando di sorpresa sulla pista della coscienza – un traffico sbalorditivo di sensi di colpa, di sogni passeggeri e di rimorsi ammucchiati come bagagli – ha deciso di passare l’estate a camminare sul bagnasciuga. Niente voli internazionali, troppo è il caos nei propri cieli. Niente crociere e notti sui pontili. Il Magnifico, questo è il nome del nostro eroe nel labirinto, per comprendere la crisi non voluta da lui ma da un suo pensiero aviatore, ha stabilito per prima cosa di riavere i suoi piedi. Non rimboccatevi le maniche ma sciogliete i lacci, non telefonate ad uno sbobinacervelli ma levatevi le scarpe. Nudi sulla sabbia, nell’acqua, tra le acconciature delle onde e i castelli disabitati dei bambini, tra le pietre levigate e i capannelli dei granchi, i piedi del Magnifico hanno preso a marciare. Immaginarsi scalzi alla meta è già un primo passo. Solvitur ambulando, camminando si risolve, dicevano i latini: nell’ambulatorio dell’anima si entra come ladri e ballerine, in leggero silenzio.

Riconquistati i piedi, scelto il bagnasciuga come tappeto di riflessione, vi diremo quando il nostro eroe decise di affacciarsi dal faro della sua coscienziosa esistenza per stilare orizzonti e immaginare nuove rotte: di notte, davanti a un libro di viaggi e amori, mentre una zanzara a sedici valvole planava sui cuscini bianchi del divano. «Ciascuno di noi ha dieci anni di tempo per cantare la propria canzone», scriveva Paul Morand e il Magnifico prendeva nota e rileggeva, tra sudori e cuore sbalzato, quel lapillo spuntato dalla pagina con la violenza di un temporale estivo. Fu in quella notte che dalla pattuglia dei pensieri ne fuoriuscì uno, e già sappiamo dove atterrò. Chi crede che per aprire occhi servano conversazioni ininterrotte, artifizi d’esperienza o lezioni private di vita vissuta, non sa che due parole messe bene in fila da uno scrittore o da uno sconosciuto, ascoltate o lette in quel giorno dove stai lì lì per mettere al muro i tuoi fallimenti, sono l’alzata dei fucili, il puntate e fuoco!

«Ciascuno di noi ha dieci anni di tempo per cantare la propria canzone» (Paul Morand)

Fulminato per caso – quella sera doveva stare su un terrazzo infiaccolato per un festa di laurea ad elencare viaggi prenotati e odori di donne – dall’avvertimento di Morand, il Magnifico aveva trovato le parole per inventarsi daccapo. Il ritornello di un risveglio, dieci anni per cantare la propria canzone, lui che fino ad allora aveva vissuto i giorni come cantilene, intonazioni sempre uguali, basso il volume dell’osare, poche le stecche in giornate monocordi. Se adesso è sulla riva, a camminare scalzo e silenzioso, è perché vuole imparare i canti del mare. L’idea di dover cambiare motivo lo ha allontanato dal popolo balneare, dall’estate degli altri, la stagione in cui si preferisce darsi all’idiozia più che alla scoperta del tormento. Fuori dai clamori, il Magnifico percorre spiagge e lidi, e potrete incontrarlo, se vi capiterà di uscire per un attimo dalle curve di una perizomata amica, tra la sabbia e il mare, il passato e il futuro, tanto da sembrarvi una nota fuggita dal pentagramma, una lancetta sparita da un quadrante o solo un coglione sotto il sole.

Dieci anni di tempo per cantare la propria canzone e il Magnifico parla da solo lanciando piccole pietre nel mare. Conta i cerchi nello specchio dell’acqua che s’allargano magicamente per sparire: errori riemersi, fortuna che l’acqua non è carta, e di quei cerchi scritti dalle pietre non vi sono segni né sbavature che rimangano. Un agosto così passerà il Magnifico. Assediato da altri pensieri acrobatici e da funamboliche rivelazioni, cercherà di riordinare la pattuglia. La prevedibilità della sua vita lo ha portato sul bagnasciuga. Si è dato dieci anni per riprendersi i giorni perduti, stonati. Per la precisione il tempo l’ha stabilito Morand, da un libro. Finalmente riconosce i suoi fallimenti: non canterà più le canzoni degli altri. Mentre gli idioti giocano a tamburelli, il Magnifico, a piedi nudi, cerca la chiave di svolta. Non avere più una vita orecchiabile.

*Tratto dal libro “Tornasole” (Edizioni del Delfino, 2000)

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Patrizia
4 anni fa

Bello grazie

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