I miei libri

«Ogni libro è un miracolo. Rappresenta un momento in cui una persona in silenzio – e quel silenzio è parte del miracolo – cerca di raccontare a tutti noi una storia» (J.R. Moehringer, Il bar delle grandi speranze). «Allora, Mintoniè, di questi libri fanne uso buono, trattali come creature! Più libri si leggono e meno male gira la ruota del mondo» (Salvatore Niffoi, La vergine scalza).

Tropico della spigola

Iuppiter Edizioni, 2019
Arabesco di storie, apologhi e riflessioni di terapeutica ironia

«Conoscerai fino in fondo il Sud se attraversi il suo sparire. Se affronti la sua estinzione conclamata con il coraggio della malinconia. Diamo il Sud ai poeti veri, a quelli dalle visioni a lunga gittata, risolutori pieni di grazia e di follia, generosi e geniali, così simili ai numeri dieci di una volta che inventavano spazi e recuperavano sogni».

Un giro di bardo

Iuppiter Edizioni, 2013
Raccolta di piccole prose nate con la funzione di «riempitivi» di colore

«In un campo di gramigna ho ritrovato una viola. Vivere il suo colore è ridare tono alla vita: alzarsi la mattina e dipingere le ore, snocciolare i pomeriggi e sentirsi Mirò, pennellare le sere e sorprendere le notti, rubando al cielo una tempera di luce. La vita non è altro che cogliere il giorno dopo un’altra viola. Anche se non c’è».

Tornasole

Edizioni del Delfino, 2000
Racconti, elzeviri e ritratti di eroi e antieroi. Il sorriso degli ultimi

«La pietra cominciò a tossire come se avesse inghiottito una parola di terra. All’improvviso si zittì come i grilli, non prima di avermi detto quanto segue: «Nel mio cuore c’è un dormitorio di eroi che masticano sorrisi e improvvisano danze. Non c’è notte che non li veda addormentarsi a pancia sotto, per non far soffrire le loro ali possenti».

Stupidi Passanti

Esi, 1997
L’ultimo diario, visionario e interrotto, del dottor Dormiveglia

«Stamattina, per l’ultima volta, ho inchiodato il cielo alle vetrate di casa. Sembravano tele lastricate di nuvole sbiadite che, dopo l’illusorio riposo, si sono allontanate disinvoltamente, come giocosi bambini, in un campo di grano azzurro. Sono rimasto a guardare con tre versi in canna e uno straordinario senso di colpa».