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Contro la dittatura dell’algoritmo

Esistono libri che seguono sentieri sotterranei, girano alla larga dal clamore o, come avrebbe detto Carmelo Bene, dal «rumore di latrine». Esistono libri non immediati perché aprono vie alternative col tempo, moltiplicano punti di vista, allungano visioni. R-esistono libri di questo tenore poiché pensano ancora tra noi intellettuali non allineati, organici esclusivamente all’indipendenza del ragionamento, nemici del cervello collettivo. Tra questi c’è Francesco Serra di Cassano, giornalista, comunicatore e filosofo, che all’infodemia che devasta e alla pandemia che annebbia ha reagito scrivendo, schierando sul suo tavolo di lavoro altri libri, altre teste libere, altre idee. Conoscendone l’indole e la formazione, l’unico strumento di difesa contro l’avvento dei virologi, la restrizione della libertà, l’assassinio della politica e la lunga mano della sorveglianza digitale, che con il coronavirus ha smaccatamente affinato gli artigli, era studiare un’offensiva, necessaria in tempi spaesati, distopici, col pensiero in delivery e l’homo social sempre più criceto nella ruota.

La non resa di Serra di Cassano è tutta nei suoi saggi Algoritmo immunitas (Vivarium Novum, febbraio 2021) e R-esistere (Bibliopolis, maggio 2021), opere ardite, così strettamente legate da essere il trailer (la prima) e il film (la seconda) di un ambizioso plot: come salvare il cammino dell’uomo dentro le tensioni della modernità. L’abilità dell’autore nell’intraprendere questo viaggio di conoscenza si fonda su un metodo d’indagine ben congegnato, frutto di una mediazione tra la sintesi del giornalista e l’accuratezza del saggista, il cui risultato conclusivo, per restare in ambito cinematografico, è guidare il lettore all’interno di un telaio narrativo coinvolgente, fitto di citazioni e rimandi, dove la “puntata-pilota” di Algoritmo immunitas lancia sul piatto temi centrali per chi vuole capire l’attuale, approfonditi poi nella “serie tv” R-esistere con il prezioso recupero del pensiero di Thomas Mann e di Considerazioni di un impolitico, la sua opera più travagliata del 1918.

Non c’è dubbio che Serra di Cassano, mostrando agilità nel muoversi tra testi e contesti complessi, avvia una delicata operazione: confrontare gli anni ’20 del terzo millennio con quelli del primo Novecento, scegliendo come Virgilio la voce del più autorevole artista tedesco fra le due guerre, che incarnava, in un’epoca di tormenti e frenesie politiche in cui il tempio di Weimar alimentava cuori, luci e utopie, la figura dell’intellettuale integro, pronto al rischio pur di combattere il virus del pregiudizio e credere nel conflitto rigenerante con idee e ideali, convinto sostenitore dell’autonomia di pensiero e del primato dell’arte su tutto il resto, tanto da collegare, nel traffico d’avanguardie e fermenti di quel tempo, il concetto di bellezza-verità del romanticismo alla matrice decadente antiborghese.

L’arte come territorio non governabile, l’arte capace di umanizzare il fatto politico perché superiore alla politica, l’artista come profeta del caos e “opera d’arte vivente”, la creatività come antidoto agli eventi esterni, la “definizione poetica” come sublime vendetta contro la vita reale: è qui che l’azione di Mann resiste al tempo, è da qui che il seme della r-esistenza trae origine e stimola l’uomo alla critica, alla luce spirituale, al ripristino del cammino. Il senso alto dei libri ribelli in questione sta non solo nel mostrare come l’uomo-pensiero si stia estinguendo, sostituito oramai dall’uomo-prodotto, ma soprattutto nel desiderio di agire contro le disfunzioni della civiltà digitale che ha soppiantato quella dialogica con la dittatura dell’algoritmo, invisibile manipolatrice di vite, mantide liberticida e anticreativa.

MANN RESISTE AL TEMPO PERCHé STIMOLA L’UOMO ALLA CRITICA, ALLA LUCE SPIRITUALE

Una rapida riflessione: il ‘900 parte in modalità onirica. Nel 1899 Freud pubblica L’interpretazioni dei sogni, il cinema diventa l’arte del secolo breve – un nuovo punto di vista per proiettare visioni e realtà – le dittature inseguono nuovi sogni d’ordine, la propaganda maschera incubi, le democrazie lavorano al sogno di giustizia ed equità, l’onirico entra con prepotenza nelle correnti artistiche e muta il realismo; il terzo millennio, invece, è basato sull’interpretazione dell’algoritmo, sul calcolo che restringe il campo d’azione dell’umano. Dalla fase Rem novecentesca si è passati a quella della memoria Ram, dal reale-sogno si è arrivati al reality-realtà aumentata: l’uomo ha perso la centralità delle sue facoltà, consegnando le chiavi a elaborazioni esterne, ai controllori della fiction. È diventato numero, operazione, ha accettato il dominio delle macchine per comodità, noia, fascino alla novità e illusione d’una modernità smart, a “rischio zero”. Con l’algoritmo che tende a presentare la realtà costruita come unico vero, la frittata della nuova falsa agorà è compiuta. All’algoritmo non interessa se una notizia sia vera o falsa, ciò che gli sta a cuore è che l’utente resti il più tempo possibile collegato. Più è connesso, più il business funziona. Non è un caso se l’autore inaugura R-esistere con Hannah Arendt: «Il soggetto ideale del regno totalitario non è il nazista convinto ma l’uomo per il quale la distinzione tra fatti e finzione (ossia la realtà dell’esperienza) e tra vero e falso (cioè le norme del pensiero) non esiste più».

Francesco Serra di Cassano

Serra di Cassano agisce con la parola e si cala negli Inferi dell’era digitale pur di trarne suggestioni e intuizioni utili per un auspicabile risveglio dell’uomo stanziale e iperconnesso. La sua discesa, nata prima e proseguita durante il tempo pandemico, è dolorosa e lucida, mira a una scossa di rinascita che ha ragion d’esistere solo se si ha il coraggio di incontrare il nemico globale, di individuarne le strategie di conquista. Il suo è un guardare dentro e oltre le luci della ribalta di quei demoni tecnologici del bene che sorvegliano le masse facendole trastullare, evadere, incontrare “a distanza”, spingendole all’acquisto compulsivo, inducendole alla dimenticanza della storia, alla cancellazione delle culture passate, aggredendole d’informazioni superflue, mantenendole zitte e buone in un sofisticato e patinato Truman show, un circo del “disagio permanente”, per dirla alla Alain De Benoist, in cui tengono banco l’egemonia del presente (e del presenzialismo) e l’utopia dell’immediato che schiacciano sogni, annullano prospettive, accelerano il consumo, taroccano la realtà.

Con Algoritmo immunitas e R-esistere Francesco Serra di Cassano semina dubbi e rianima il corpo della libertà. La sua azione da intellettuale, o meglio da filosofo bardo profondamente manniano e prezzoliniano, è una poderosa denuncia contro i troppi chierici della certezza, così gonfi d’esibizionismo isterico da preferire le televisioni alle visioni. La bellezza del suo lavoro di ricerca e di tensione emotiva sta sia nell’inchiodare l’algoritmo e i suoi fabbricanti sia nell’individuare formule per il ritorno a una vita conflittuale e a un ribellismo illuminato. Tra queste, senza dubbio, la più fosforescente è quella  dell’immaginazione, regina del vero, produttrice di sottigliezze e vie nuove, ingrediente supremo dell’arte e risposta magica all’oscurità d’un ordine oppressivo. Dirà Iosif Brodskij: «Lo scrittore, il poeta si rivolge all’uomo tête-à-tête, stabilendo con lui rapporti diretti, senza intermediari di sorta ed è questo il motivo per cui l’arte in generale, la letteratura in special modo e la poesia in particolare non sono propriamente apprezzate dai paladini del bene comune, dai padroni delle masse».

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Pinarosa Cerasuolo Rocco
4 mesi fa

Mi lasci sempre a bocca aperta.
Mi sembra un sogno che cominciamo a crescere intorno alle nostre idee, che un filosofo riesca a mettere ordine nella ribellione che per sua nascita dovrebbe vivere nel caos.
Grazie Max, diventi sempre più bravo, io sempre più tua fan.
Corro a comprare i libri.

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