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Mary Poppins per “adulti accompagnati”

Il sentimento del giorno è per Mary Poppins. Nel vento d’un cielo svanito, la bambinaia cult atterrò nella mia vita un pomeriggio piovoso, dopo aver sorvolato i tetti londinesi con il suo ombrello di prodigi. Nel cinema Avion, oggi ridotto a supermarket, la incontrai nel buio della sala, dove quasi ogni settimana mia madre m’insegnava la magia del grande schermo. La supertata, interpretata dalla fiabesca Julie Andrews, macinava ordini a due bimbetti chiattilli, facendogli capire, tra un sorriso e una canzone, cosa realmente conta nel quotidiano e nell’onirico. E soprattutto cosa non conta, convincendo finanche il bancario George Banks, che la ingaggia con qualche riserva, a vivere con meno avarizia e con un poco di zucchero in più.

Dopo la visione del film, in permanente programmazione nel cinematografo dell’anima, ricordo come lo stradone per casa si allungava di domande, sapendo che non tutte le risposte avrebbero placato l’eccitazione per quella passeggiata nella fantasia in cui a comandare è l’allegria degli spazzacamini. Non dimentico lo sguardo di quel tempo, ad altezza di sogno, che s’incantava sulla facciata rossa di Torre Caselli, dimora e bottega dell’artista Antonio Bertè, il mio zio Albert dell’infanzia, immaginando, ogni volta che mi capitava di andarci con mio padre, di entrare nelle sue tele giganti insieme ai pinguini del parco per convincere gli omini curvi e dalle gambe storte, che di solito ritraeva, a lasciare quei cammini solitari e finalmente danzare sulle note di Can Caminì, buttandosi dietro il peso del vivere.

A sessant’anni dall’uscita della pellicola targata Walt Disney, diretta da Robert Stevenson, che nel ‘68 accelerò sulla pista del mito con Un maggiolino tutto matto, a novant’anni dall’uscita del romanzo Mary Poppins, scritto da Pamela Lyndon Travers per distrarre le sorelle dalla depressione della madre, le aride cronache terrestri consegnano la notizia che il classico del 1964 non è più un film “per tutti”. Sott’accusa, per il Consiglio britannico addetto alla classificazione delle opere cinematografiche, il linguaggio discriminatorio dell’ammiraglio Boom, che dopo aver sparato cannonate di fuochi d’artificio, dà degli “ottentotti” ai due piccoli protagonisti con i volti sporchi di fuliggine, termine con cui i coloni olandesi chiamavano le popolazioni dell’Africa meridionale. La linea scelta dai censori anglosassoni è “bambini accompagnati” perché nella storia della tata volante c’è un principio di razzismo, una parola che un minore può ripetere «senza rendersi conto del suo potenziale di offesa».

Negli sconsiderati tempi in cui ci ritroviamo è pratica diffusa, da parte di coppieri del nulla e abominevoli estensori di cretinerie, passare al setaccio la poesia visiva senza coglierne la bellezza d’insieme, brandendo matite blu, intolleranti al buonsenso, come se fossero spade decisive per l’educazione dei minori. Spaventa il modo in cui ogni stoltezza trovi fertili diffusori e scattanti signorperò, così diligenti nel minare la cineteca delle favole per assenza d’idee e morbo progressista, da augurarmi una nuova catalogazione per i classiconi cinematografici e letterari con l’introduzione dell’avvertimento “per adulti accompagnati”.

Mary Poppins non può essere per tutti, ormai è chiaro. Ai grandi va spiegata l’inesauribile speranza custodita nella sua borsa senza fondo, quel superpotere di salire sul vento, animare l’invisibile, sciogliere le guerre, andarsene via per poi un giorno rispuntare da una toppa di cielo perché c’è bisogno di una consulenza perfetta per ricucire relazioni, ritrovare la misura dei sentimenti. Adulti rigorosamente accompagnati per evitare che possano correggere, nel dubbio di sfigurare, la salvifica e dadaista formula supercalifragilistichespiralidoso.

Scena tratta dal film Mary Poppins (1964)

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Maria Pina Cirillo
1 mese fa

Perfette e poetiche considerazioni su un capolavoro del cinema che ha influenzato e fatto sognare milioni di bambini e non solo! Soprattutto vera la conclusione dell’ articolo: Mary Poppins non è per tutti. Gli sciocchi e gli asserviti DEVONO essere necessariamente accompagnati durante la visione perché da soli non sarebbero in grado di capirne il messaggio e la magia.

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