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Punteggiatura in quarantena

È di queste ore la notizia che, dopo l’eliminazione delle vocali e dei periodi brevi, il governo sta studiando un dpcm che limiti l’utilizzo dei segni d’interpunzione. Il provvedimento, tengono a sottolineare dal Comitato tecnico scientifico, è necessario poiché i virologi hanno individuato nella punteggiatura la presenza di una imprevedibile carica virale che può compromettere la vita della parola scritta e pubblicata. Panico tra i libri e i giornali, sul piede di guerra l’industria del cartaceo e l’Italia delle scritture soprattutto per le indiscrezioni che circolano su alcune norme che verranno applicate per evitare il contagio di pagina. Si va verso la chiusura di tipografie, biblioteche, librerie, università, scuole, tribunali e redazioni affinché, stando a fonti governative, «sia avviata una massiccia indagine revisionale dei testi presenti su tutto il territorio nazionale per l’individuazione di focalai e segni grafici asintomatici».

Per la sua conformazione, che ricorda tanto quella del coronavirus, l’asterisco sarà dichiarato «fuorilegge» e non potrà sostare liberamente neanche nel libercolo del più sfigato dei poeti sperimentali; i puntini sospensivi saranno costretti a rompere la fila e a distanziarsi per non incorrere nell’arresto; dura la vita anche per il punto interrogativo, che non potrà fare più domande, e per quello esclamativo, che «subirà la sottrazione del punto se verrà colto a meravigliarsi alla fine di un ragionamento». Sospensione a tempo indeterminato del discorso diretto con le restrizioni che colpiranno le virgolette, sia alte che basse, cui sarà vietato aprirsi e chiudersi; se il tampone semiotico risulterà positivo saranno costretti alla separazione i due punti e il punto e virgola, coppie stabili ma ad alto rischio di assembramento; consentito l’impiego del punto «esclusivamente isolato e con un decisivo aumento della spaziatura dal centro abitato». Nessuna limitazione, invece, per l’apostrofo, che potrà continuare a piangere, e per la virgola, apprezzata per la sua tendenza alla sottomissione.

Al momento restano fuori dalle norme restrittive le parentesi tonde, quadre e graffe che sembrano immuni al covid tanto da convincere i più creativi del Governo a utilizzarle per innalzare recinzioni a piè di pagina in cui trattenere e sorvegliare la punteggiatura in quarantena. La stretta sui segni d’interpunzione coinvolgerà inesorabilmente chi lavora con le parole. Nel dpcm è specificato che «in via precauzionale c’è l’obbligo di indossare la mascherina mentre si scrive, si corregge uno scritto o si legge in luoghi chiusi; in un passaggio non ancora definitivo del decreto «si sconsiglia di pubblicare opere ed elaborati che non rispettino il nuovo protocollo sull’uso corretto della punteggiatura per non rischiare perquisizioni e blocco immediato della parola scritta».

Con la faccia di chi è appena tornato da un aperitivo al capezzale della speranza, il ministro della Salute, a margine di una rapida conferenza stampa, ha detto: «La guerra all’asterisco e alla segnaletica linguistica è solo all’inizio. Ci aspettano mesi drammatici per mettere in sicurezza la nuova pagina del Paese che insieme stiamo scrivendo. Chiedo estrema collaborazione da parte di tutti per scongiurare il punto di non ritorno». Laconico il commento di un punto e a capo, piantonato dalle forze dell’ordine dopo aver minacciato pubblicamente una strage d’ordinanze: «Sono un punto di riferimento che ne sta cercando un altro».

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