HomeCaduta MassiOspedale degli Incurabili Burocrati

Ospedale degli Incurabili Burocrati

Intubata nell’ospedale degli Incurabili Burocrati. Stesa su un lettone di faldoni, in una stanza senza numero con un finestrone che apre gli occhi su un incolto giardino. L’Italia è in terapia intensiva. Un filare di neon rovescia contro il suo corpo immobile luce da obitorio. L’aggravamento stanotte, un devastante colpo di tosse contro la televisione mentre il premier annunciava un intervento statale per le imprese senza precedenti, «una potenza di fuoco», così diceva, con l’impeto di chi si è ritrovato, per caso, nel buco della storia. 400 miliardi di prestiti e in meno di 400 secondi, l’Italia, questa Italia col cuore degli alpini e il battito mediterraneo, questa Italia operativa, creativa e di buonsenso che non ha mai brigato né vissuto di rendita; questa Italia che cammina nella fragilità economica perché ha rischiato pur di armare un sogno; questa Italia che attraversa i giorni col sorriso dei giusti e la consapevolezza che ogni mattina non ha l’oro in bocca; questa Italia che paga e non viene ripagata, questa Italia che ristora anima, visioni e palati, canta la sua identità nel mondo mostrandosi irresistibile in un vestito arabescato di culture; questa Italia dietro le quinte, così discreta e determinante, che sa campare e morire con dignità, che non scavalca la fila e s’alza ancora sugli autobus per cedere il posto a un vecchio, che sa cucire e ripartire, che non retrocede e non si risparmia: l’Italia, questa Italia, in meno di 400 secondi ragionò su due conti e peggiorò.

Ragionò e peggiorò pensando che dopo un mese di Giusta Detenzione Domestica per arginare il virus con la corona, non c’era ancora uno, ma uno solo degli italiani ad aver intascato la cassa integrazione o l’obolo previsto per l’emergenza; ragionò e peggiorò nel ricordarsi che i buoni spesa promessi nell’ennesimo discorso alla Nazione non erano arrivati in molti Comuni, scarsi approvvigionamenti venduti come risolutivi; ragionò e peggiorò nel constatare che la potenza di fuoco annunciata in favore della rete produttiva del Paese non era altro che liquidità provvisoria e indefinibile, un falò affidato alle banche nel fumo dell’indeterminatezza in attesa di norme ufficiali, valutazione di pratiche e procedure, responsi di sciamani del cavillo e corollari d’inestinguibili burosauri. Ragionò e bestemmiò nel sapere che in Germania le imprese già avevano incassato non prestiti ma denaro a fondo perduto per governare meglio e subito il dopoguerra. Non ragionò più e smarrì il fiato, pensando a ciò che sarebbe dovuta essere l’Europa. Il peggioramento, la terapia intensiva in meno di 400 secondi: l’Italia, questa Italia, costretta tra la vita e la morte dall’altra Italia, quella usuraia, col primato dell’incompetenza, pavida e titubante, carnevale perpetuo di spettri della Prima Repubblica, maggiordomi della Seconda e inetti della Terza. Non c’è una cura per il nuovo respiro se non il sacrificio degli italiani. Un vaccino già sperimentato. Ce la farà da sola l’Italia, questa Italia. Un grande domani, possibile e praticabile contro l’intubamento burocratico. Lavoratori in mascherina si ritroveranno, pur non volendo, eroi mascherati. Non morirà l’Italia, questa Italia.

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