Home Un giro di bardo La spuma della Libertà

La spuma della Libertà

Fu una luna rassegnata alla frattura del mare a convincere la Libertà a scrivere sulla spiaggia una lettera con la spuma delle onde. Di parole decisive e proclami non ne aveva più né immaginava una missiva carica di supponenze e vani incintamenti. Abituata al sorriso di Giuda, spesso costretta a notti per strada nel tentativo di recuperare rinnegati, mostrò stanchezza prima della scrittura fugace e dopo la raccolta d’una pietra scontrosa che le mani dell’acqua avevano trasformato in penna perlacea. L’esigenza di inviare un messaggio al nulla e all’orizzonte le passò quando, dopo un giro di passi buoni, si fermò al pensiero di come, per calcolo o viltà, gli uomini la scaraventassero nell’abisso dopo averla vestita a festa, baciata in ogni attimo, esposta alla fiera dell’apparenza. E restò a lungo in quel lunare conto alla rovescia a rimuginare sulle gabbie che non aveva aperto, sul disincanto degli oppressi, sulle norme d’ingaggio d’una rinnovata servitù, in cui il gergo corrente fu ristretto con ipocrita dolcezza e consegnato all’algoritmo dell’aridità. Fu senz’altro l’antica e indipendente parlata del mare, magica nutrice di risvegli sommersi, a riconsegnarle in quel quasi buio il desiderio di provarci ancora a camminare tra i condizionati e gli appannati dentro, a ribaltare sconfitte, a recuperare la spuma dei giorni. Prima di sparire sulla scogliera, la Libertà scrisse qualcosa su quella carta bagnata, arricciata dal sale e trafficata di granchi. Qualcosa che aveva a che fare con il coraggio, l’addestramento, la convinzione, la generosità, la rinuncia. Qualcosa che si perse tra le attendiste conchiglie per poi ritrovarsi nella sorpresa di un gotico trono di ricci.

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