HomeCaduta MassiHanno ucciso l'arcobaleno

Hanno ucciso l’arcobaleno

Neanche il virus con la corona era riuscito nell’impresa. A farcela brillantemente sono stati gli sciagurati che ci governano col tik tok dei dpcm, il rullo delle ordinanze, il protocollo delle dirette social, la promozione del paurismo. Proprio in queste ore, già così sguarnite di libertà e “detenute” per decreto, hanno portato a termine la demolizione dell’ultimo colore di quell’arcobaleno che, nel primo lockdown, dai balconi e dai disegni dei bambini tinteggiava di fiducia il domani. Dimenticatevelo perché sono stati capaci di comprometterne definitivamente la magica curva, ucciderne il potere curativo. Nell’opera dello street artist Kenny Random, comparsa giorni fa sui muri padovani, un uomo nero e senza volto ruba un arcobaleno che si scioglie come il trucco con le lacrime. L’immagine vale vagonate di editoriali: dileguamento delle illusioni, furto di sogni, smantellamento dello slogan «Andrà tutto bene». Lo hanno capito anche i bambini senza più scuola, soprattutto in Campania, che, a causa dei troppi uomini neri al comando, andrà tutto «nel favore delle tenebre», per dirla alla Conte, o, in versione deluchiana, andrà tutto «a capocchia».

Serve tenacia d’animo non comune per salvaguardare la salute mentale nell’assistere all’azione di uomini senza qualità che, dopo aver ospedalizzato il pensiero, consegnato le chiavi dell’economia ai virologi e confinato l’Italia in sala d’attesa, invocano l’unità per battere l’epidemia, scegliendo però di disunire il paese attraverso una sorta di “federalismo del contagio”, in cui l’unico a conservare l’autonomia di circolazione e operatività sembra essere solo il virus. E così il rosso, l’arancione e il giallo dell’arcobaleno sono stati riciclati per dividere lo stivale in tre fasce a rischio, creando un mosaico triste di regioni più o meno virali, in un caos di coprifuochi differenziati, nuove autocertificazioni, chiusure e irragionevoli divieti. Anche se già siamo temprati, prepariamoci al picco dello spaesamento istituzionalizzato, a un campionato al massacro tra regioni in modalità semaforo, alla crisi sociale di interi territori messi in quarantena o in semilibertà «con ordinanze del ministro della Salute» che, parola di premier, «non saranno arbitrarie o discrezionali perché recepiranno l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente con i rappresentanti delle Regioni».

IL GOVERNO HA DISUNITO IL PAESE CREANDO UNA SORTA DI «FEDERALISMO DEL CONTAGIO»

Un monitoraggio che, in soldoni, oltre a seguire la maratona del covid, dovrebbe radiografare la tenuta del sistema sanitario, il cui stato di salute, se si fa fede ai resoconti dei medici in trincea e al malessere trasversale del personale politico, appare già compromesso. Prima che il premier illustrasse la nuova Italia infetta a tre fasce, su facebook non Salvini, non la Meloni, non Sgarbi, ma Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Antimafia ed europarlamentare del Pd, ha lanciato una bomba che continua a fischiare: «Conte si sta rivelando un disastro. Le misure che doveva prendere oggi sono slittate forse a domani, e sono già in ritardo di 15 giorni. L’errore drammatico, sulla pelle degli italiani, consiste nel credere che le misure più severe si debbano applicare solo quando il sistema sanitario è – come ormai è – prossimo al collasso, anziché molto prima, per prevenire il collasso. È lo stesso errore che provocò a marzo la non chiusura della Lombardia con migliaia di morti che si sarebbero evitati chiudendo (c’è una indagine della procura di Bergamo e ne vedremo presto i risultati). L’epidemia è fuori controllo, su questo sono tutti d’accordo, eppure il governo continua a rinviare provvedimenti di chiusura già gravemente tardivi».

Se lo sfogo di Roberti rimarca la non prontezza di un governo temporeggiatore, patrocinatore patinato di invisibili potenze di fuoco, sprezzante regista di Stati generali utili quanto gli ombrellini nei cocktail, che ha sprecato mesi a mettere rotelle ai banchi, a sponsorizzare un’app fallimentare, a tamponare l’assenza di visione economica con bonus e sgangherati ristori, a bearsi per il “modello Italia” contro il covid, la vera sciagura d’oggi è che siamo ancora più in ostaggio di un assembramento tecnico-scientifico che monitora i nostri destini, un’oscura consorteria di luminari e lumini il cui frontman è l’inadeguato Roberto Speranza. Un ministro, dall’innata espressione spaurita, che negò a febbraio l’arrivo della prima ondata e non ne immaginava minimamente la seconda, tanto da pubblicare un libro per la Feltrinelli – fatto sparire in questi giorni dagli scaffali per lo scuorno e l’imbarazzo per l’ennesima previsione a capocchia – dal titolo Come guariremo, e dal sottotitolo autoincensatorio Dai giorni più duri a una nuova idea di salute.

Siamo messi male. L’Italia prova a sopravvivere e si ammala d’altro. I giorni che verranno saranno lastricati di rivolte sociali: la mascherina non è un bavaglio. La differenza tra l’emergenza sanitaria e quella economica è che la seconda non ha asintomatici. Il Natale è un miraggio, si calcolano 25 miliardi in meno di consumi, partite Iva e imprese nel baratro, cultura umiliata, nessuna cura per lo spirito, colpito a morte il diritto allo studio.

Neanche il governatore De Luca fa più ridere. Incassata la riconferma, il suo comico lanciaffiamismo pre-estivo s’è mutato in rovinoso bullismo contro scuola, movida, mamme, piazze. S’è perso in una comunicazione terrorizzante, arrivando persino a brandeggiare una tac con implacabile squallore: è colpa sua se in ospedale si presenta anche chi ha il moccolo al naso. Insieme all’arcobaleno questi sciagurati sono riusciti a uccidere il buon senso, il primato della razionalità e la dimensione umana di un raffreddore.

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