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Gli Stati genitali dell’economia

Osservatori, cabine di regia, campagne d’ascolto, commissioni d’inchiesta, stati generali: il potere a distanza di sicurezza. L’opinione pubblica dispersa, santa lingua napoletana, per vichi e vicarielli. La parata del divino premier rientra nello statuto del temporeggiamento. Del rimando protocollato. Con una novità: si palleggia con gli attributi degli altri. Stati “genitali” dell’economia: giorni di accreditata accademia finanziaria, attributi nei nomi, lanciapalle e messa in onda della Troika. È tutto uno specchiarsi, affidarsi alla melina e guardarsi i gioielli di famiglia. Nella location da Trono di Spade di Villa Pamphili, esattamente nel Casino del Bel Respiro – quasi un affronto al virus reale così avido di respiri -, le icone impop dell’Europa che ci adora, i sapientoni col grafico incorporato, i figuranti del coffee break e i blasonati laureati in futurologia, in call o in carne e ossa, sono gli invitati di cera al Cassandra party, arruolati per un’altra potenza (mediatica) di fuoco. Che poi sia un’impotenza poco importa alla casa di produzione Conte&Casalino: al momento serviva un Trampolino Show di annunci, un Grande Fratellino chiuso al pubblico e senza l’obbligo del confessionale, un happening rarefatto con istantanee che mostrano l’operatività degli attori tra retroscena concordati e zollette di curiosità per l’etere.

Nel clima promozionale imbandito e con l’esposizione orgogliosa della mercanzia, lo spettacolo blindato chiarisce in via definitiva il copione dell’ex avvocato del popolo, sintetizzabile in un paio di claim. Prima il palinsesto e poi il resto. L’occasione fa l’uomo sovrano. Anche se di Tolkien non conoscono una riga, quando Salvini e Di Maio, non prima di aver ottenuto l’ok dal chimico Mattarella, consegnarono l’anello del potere a una presentabile comparsa col tarocco nel curriculum per la sperimentazione gialloverde, avrebbero dovuto immaginare la pericolosità dell’operazione. Peggio ancora quando, pur di evitare il giudizio degli elettori dopo l’abbandono del dj del Papeete, l’esperimento di laboratorio fu bissato con un nuovo anello giallorosso, forgiato nella Palude dell’Intermezzo dalla compagnia dei tranelli Zingaretti-Di Maio-Renzi, sempre con Mattarella a benedire l’alchimia.

IL copione di Conte: PRIMA il palinsesto e poi il resto. L’occasione fa l’uomo sovrano

Non c’è trippa per complottisti: il virus Conte è sfuggito di mano agli scienziati, potenziandosi con il terzo e imprevisto anello della pandemia. Mentre fioccavano i morti e i dpcm, il reality della democrazia sospesa è stato un piano sequenza di conferenze notturne, mucchi selvaggi di virologi, scarcerazioni preventive, morra di autocertificazioni, traffici di mascherine, prove muscolari regionali, caccia agli affetti stabili, prestiti non garantiti, televendite di fuochi fatui, imbuti da riempire, rilanci senza coperture, monologhi conditi di tirannia, fino alla decisione dell’uomo solo al telecomando di allungare la personale serie tv con un’altra puntata nel paradiso dei giardini romani. Immaginate, fuori dai cancelli del reality, quanto possa riempire il cuore del cassaintegrato, dell’imprenditore sul lastrico o del libero professionista dal lavoro congelato quest’altra esibizione in cui l’essenza del potere, come succede quando si opera nel campo della distrazione di massa, si veste d’esclusività e monta un cinegelatone all’italiana.

Se appare incerta la tenuta del covid e ci si divide sul suo ritorno dopo l’estate, il virus Conte, nonostante un palese indebolimento, ha posticipato la data di scadenza. Anzi, s’è infilato un altro anellino dopo che nello spaccio dei sondaggi lo danno in crescita e assai resistente sulle superfici rosse. Del resto il personale politico che ci ritroviamo non sembra pronto alla sanificazione delle urne. Vive in uno stato confusionale e timoroso di semi lockdown. Renzi tentenna, improvvisa e tratta spiragli di comando; il Pd immobilizza poltrone, temendo col voto di velocizzare la propria agonia; Salvini è un bomber appesantito al quale non bastano gli occhiali per rivedere la porta; la Meloni funziona e marcia, ma comanda un partito che non ha gambe per lo sprint vincente; il Cavaliere dimezzato gioca su più tavoli nel tentativo estremo di recuperare la centralità moderata e di evadere dal Centro Riabilitativo della Politica; i grillini, dilaniati da lotte di successione, sono in ferramenta per la manutenzione dei picconi o per la sostituzione di viti da poltrona; in piena fase di ricostruzione è il nuovo Calenda, che cresce, ma non ancora abbastanza, da quando ha stracciato il libro Cuore e va di fegato. A proposito di bile, in autunno ne vedremo scorrere. Si prevede una rivolta sociale, spontanea e disperata, per le tasche vuote, l’incombenza dei tributi, l’eccesso di precarietà, le promesse non mantenute. Tra uno schermo e l’altro, nella cipria della controra, il divino premier s’incupisce solo al pensiero di una spallata popolare, unico antivirus capace di spezzare l’incantesimo e rubargli fino all’ultimo anello.

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