HomeUn giro di bardoBiografia dell'ultimo cartaceo

Biografia dell’ultimo cartaceo

In una mattina impaginata dalla pioggia, Colofone nacque nel sottoscala di una libreria. Il pianto inaugurale s’alzò nel puzzo della muffa tra le copie invendute dei Canti Orfici e una pila pericolante del Grande Gatsby. L’ostetrica di fortuna notò che il ninno aveva sulla mano destra una macchiolina rossonera, a forma d’occhio faraonico, dovuta, stando alla letteratura delle fiabe, al fatto che la madre dattilografa avesse vissuto a lungo tra i nastri delle macchine da scrivere. Non conobbe mai suo padre, inviato di guerra precipitato nella buca di una bomba per recuperare l’infedele taccuino.

Dotato d’intelligenza spigliata, studiò la poesia per capirne l’inattualità, frequentò gli scrittori russi per conoscerne i peccati, s’inoltrò nei miti per conversare con gli dei in esilio. Il suo trono era una scrivania assediata da ritagli di giornali e quaderni allineati come miliziani in marcia; il suo regno fu una biblioteca di una città antica, in cui consumò il tempo a ordinare scaffali, catalogare classici, tracciare storie buone per romanzi d’appendice. Nelle pause si divertiva nell’arte del collage, scarnificando inserti pubblicitari per animare deformi mostri di carta domati da ballerine patinate. Era solito dormire sulle costole di un letto di papiri, dove una notte estiva amò una tipografa dallo sguardo magenta.

Nella nuova edizione del mondo diventò padre di una nativa digitale che non seppe mai leggere né scrivere. Non si piegò a dispositivi e tecnologie, terminando i suoi giorni recluso come quei malinconici cetacei nelle vasche girovaghe dei circhi. Per un prodigio, mai approfondito, fu trovato senza vita tra segnalibri e astucci con la macchia della mano destra che perdeva inchiostro rossastro. La figlia ritenne il rinvenimento altamente instagrammabile, mostrando con disinvoltura la dipartita dell’ultimo cartaceo. Prima di andarsene, Colofone riuscì a finire una lettera d’amore, indirizzata a una certa Antigone, con queste parole: «Aspettami nei capitoli freschi degli ulivi, vengo a cercarti tra le righe dell’alba appena chiudo l’ultima pagina».

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